Dalla pace alla cura, l’economia solidale progetta il futuro

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Quest’anno, come sappiamo, ricorre l’80esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Ottant’anni di pace, almeno tra le nazioni che sono entrate a comporre l’Unione europea. In questi 80 anni nel mondo gli scenari di guerra si sono succeduti e si succedono, ma non tra i membri dell’Unione europea. Ci sembra o ci è sembrato un patto fondativo che portava i membri a cercare sempre e comunque vie diplomatiche anche al di fuori dell’Unione stessa. Ma, purtroppo, sembra che tutto ciò non sia più così scontato.

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Durante il convegno COLTIVATORI DI PACE nell’ambito di SOLIDALIA 2025, Paolo Cacciari, Marinella Correggia, Carlo Farneti, Raffaele Spiga, Riccardo Troisi, Marco Deriu hanno snocciolato parole e numeri che descrivono una terribile realtà: ci stiamo preparando alla guerra, l’Europa si sta riarmando, si stanno togliendo sempre più risorse al welfare e alla lotta al cambiamento climatico per metterle in armi. In effetti gli interventi pubblici di chi ci governa sembrano sempre di più sostenere l’ineluttabilità del riarmo e quindi della guerra: invece di mettere tutte le energie perché cessino i massacri in Palestina, in Ucraina e in tante altre parti del mondo, ci prepariamo a partecipare ai massacri. I relatori del convegno hanno raccontato questa realtà, ma le parole erano anche parole RESISTENTI: erano lì con le loro analisi a dire che l’economia solidale e, in generale, l’ALTERNATIVA SOLIDALE sono chiamate a contrastare questa deriva, a non adeguarsi ad una logica che già ora, già solo con l’aumento della produzione di armi, sta facendo male al pianeta e alle relazioni.

E sono esperienze di resistenza quelle che si incontrano a SOLIDALIA. Resiste l’agricoltura contadina che ogni giorno produce il nostro cibo, rispettando la terra e chi la lavora. Resistono le associazioni che lottano per i diritti delle persone. Resiste chi anima progetti di collaborazione con il Sud del mondo mettendo in pratica l’invito ad “aiutarli a casa loro”, ma conservando l’autodeterminazione e i diritti dei popoli. Resiste la finanza etica, proponendo di investire in progetti solidali e non in produzione di armi. Resistono i GAS che proseguono nel loro patto di fiducia con i produttori e tra loro. Resiste chi educa alla nonviolenza e al rispetto del pianeta. Resiste chi (e sono tutti coloro che vivono queste esperienze) pensa che solo attraverso la costruzione di relazioni solidali si può costruire un mondo nuovo.

E anche SOLIDALIA (insieme a tante altre manifestazioni in Italia e nel mondo) è la festa di questa RESISTENZA, anzi è la festa di questi RESISTENTI, è la festa delle persone che sanno che il patrimonio che possono mettere a disposizione è, prima di tutto, la ricerca di relazione positiva e solidale.

Anche quest’anno negli incontri, nel mercato, nei laboratori che hanno alimentato SOLIDALIA alla fattoria Mario Tommasini di Vigheffio il 24 e 25 maggio, si è respirata la gioia del ritrovarsi, del riconoscersi, del sostenersi.

Gli organizzatori hanno già provato a delineare il tema di SOLIDALIA 2026 e, raccogliendo la proposta della Presidente di DES Parma, si stanno orientando verso la scelta di un tema bellissimo: la CURA. E’ la logica della CURA che dobbiamo contrapporre alla logica della sfida e della competizione, è la logica della cura che dobbiamo far emergere anche nei confronti dei nostri stessi cedimenti, dei nostri narcisismi, dei nostri stessi limiti, è la logica del passo verso l’altro che occorre far diventare senso della propria vita. E dobbiamo farlo insieme. Dobbiamo lavorare nelle “terre di mezzo”, nei territori abitati non solo dall’economia solidale, ma da tutti quelli che cercano relazioni nonviolente, salvaguardia dei diritti, cura delle fragilità, ricerca di senso. Non possiamo più avere come priorità la salvaguardia rigida e iper-protettiva della propria identità di gruppo, ma porsi l’obiettivo di essere tutti insieme trasformativi in senso solidale delle realtà in cui viviamo e in cui far emergere anche un necessario pensiero politico.

E ci piace pensare che SOLIDALIA si ponga sempre più come luogo di confronto tra chi abita le terre di mezzo e che già a partire da Parma e da chi organizza si sperimenti una tessitura collettiva di azioni e di speranze

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