{"id":5623,"date":"2021-10-10T00:03:37","date_gmt":"2021-10-09T22:03:37","guid":{"rendered":"https:\/\/strange-ramanujan.87-106-170-239.plesk.page\/?p=5623"},"modified":"2021-10-10T00:03:38","modified_gmt":"2021-10-09T22:03:38","slug":"allevamento-intensivo-e-biologico-lanalisi-di-isde","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/desparma.org\/?p=5623","title":{"rendered":"Allevamento intensivo e biologico, l\u2019analisi di Isde"},"content":{"rendered":"\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><\/h5>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"> di\u00a0<a href=\"https:\/\/altreconomia.it\/author\/marta-facchini\/\">Marta Facchini<\/a>\u00a0\u2014\u00a0 <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/altreconomia.it\/\" target=\"_blank\">https:\/\/altreconomia.it\/<\/a> <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In un recente position paper l\u2019Isde ha valutato la relazione dell\u2019impatto sulla salute umana delle tipologie di allevamento \u201cintensivo\u201d e \u201cbiologico\u201d. Tra lacune normative e contraddizioni. Un contributo al dibattito sul Green Deal europeo<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli allevamenti intensivi hanno impatti sulla salute umana e sull\u2019ambiente, inquinano terra e acqua, sono responsabili dell\u2019emissione di gas serra e compromettono la biodiversit\u00e0. Contribuiscono alla diffusione di zoonosi, cio\u00e8 lo sviluppo di malattie che dagli animali possono passare all\u2019uomo, e di resistenza agli antibiotici. Sono alcune delle considerazioni -correlate da studi e ricerche, da Ispra alla Commissione europea- contenute nel&nbsp;<em>paper<\/em>&nbsp;\u201c<a href=\"https:\/\/www.isde.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/2021.08.01-Position-Paper-su-allevamenti-intensivi-e-biologici.pdf?utm_source=newsletter&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=cs_isde_pubblicato_il_nuovo_position_paper_di_medici_per_l_ambiente_su_allevamento_intensivo_e_allevamento_biologico&amp;utm_term=2021-10-02\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Allevamento intensivo e allevamento biologico<\/a>\u201d, redatto dall\u2019Associazione medici per l\u2019ambiente (Isde) e pubblicato nell\u2019agosto 2021. Il documento \u00e8 presentato come un contribuito al dibattito sul Green New Deal, il piano strategico per rendere l\u2019Unione europea a impatto climatico zero al 2050: gli autori dello studio mettono in evidenza le criticit\u00e0 degli allevamenti intensivi ma non tralasciano le carenze ancora presenti nei cosiddetti modelli sostenibili, in particolare in riferimento alle norme che dovrebbero regolamentarli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La ricerca muove proprio da una lacuna normativa, cio\u00e8 l\u2019assenza di una definizione legislativa di allevamento intensivo. In Italia \u00e8 data, nei suoi tratti solo generali, dal decreto legge 152\/2006 \u201cNorme in tutela ambientale\u201d che fa rientrare in tale categoria le strutture con 40mila posti per il pollame, 2mila posti per i suini da produzione e 750 posti per le scrofe. Il vuoto c\u2019\u00e8 anche per le norme che dovrebbero tutelare il benessere animale. Nonostante il nostro Paese abbia recepito la Direttiva europea 58\/98 relativa alla protezione degli animali negli allevamenti, questa, secondo gli autori, non mette in discussione lo sviluppo in s\u00e9 degli allevamenti intensivi. A tale riguardo, nello studio sono elencate alcune delle loro pratiche pi\u00f9 nocive e impattanti registrate negli anni. Per esempio, sono state strappate le piume alle oche vive per fare i piumini; le oche allevate in gabbia sono state costrette a ingurgitare alimenti con tubi esofagei per ottenere il&nbsp;<em>foie gras<\/em>; i vitelli sono stati allontanati dalle madri dal primo giorno, e messi in gabbia, per poter mungere la madre sfruttandone tutta la duratura della montata lattea; milioni di pulcini sono stati macinati vivi perch\u00e9 maschi e quindi non utili per la produzione di uova. Inoltre, si legge nel<em>&nbsp;position paper<\/em>, tale funzionamento ha rafforzato un modello produttivo accentrato sulla figura che detiene l\u2019allevamento, le materie prime come i mangimi, la catena di macellazione, trasformazione e distribuzione, relegando l\u2019animale a \u201cuna comparsa marginale del sistema\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I danni si registrano, quindi, sia sull\u2019ambiente sia sulla salute. Il settore zootecnico consuma risorse idriche e le inquina. Secondo la Fao la produzione di mangime e foraggio, l\u2019applicazione del concime sulle colture, insieme all\u2019occupazione delle terre dei sistemi estensivi, sono tra i principali fattori responsabili dei carichi di nutrienti, fitofarmaci e sedimenti nelle risorse d\u2019acqua del Pianeta. Non solo. Sempre stando all\u2019agenzia delle Nazioni Unite, l\u2019uso della terra per il pascolo e per la produzione di mangimi fa s\u00ec che l\u2019allevamento sia diventato, a livello mondiale, una delle cause principali della deforestazione con la conseguente alterazione dei sistemi naturali ed erosione della biodiversit\u00e0. Secondo l\u2019Istituto superiore per la protezione ambientale, che riporta i dati nel&nbsp;<em>report<\/em>&nbsp;\u201cFocus sulle emissioni da agricoltura e allevamento\u201d pubblicato nel 2018, l\u2019allevamento contribuisce per un valore intorno al 5-7% per l\u2019emissione di gas serra e serra equivalenti, e al 94% per l\u2019emissione di ammoniaca con conseguente formazione di particolato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A livello globale, secondo l\u2019Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), l\u2019agricoltura rappresenta circa un quarto delle emissioni antropiche totali, mentre si stima che il sistema agroalimentare complessivamente contribuisca tra il 21% e il 37%. All\u2019interno del comparto agricolo, il settore zootecnico \u00e8 responsabile del 70% di tutte le emissioni dirette a livello globale, escludendo le emissioni legate alle coltivazioni destinate a uso mangimistico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto agli effetti sulla salute, il&nbsp;<em>report<\/em>&nbsp;fa riferimento a due specifiche circostanze. Il rischio di zoonosi e che si sviluppino forme di resistenza antimicrobica: le condizioni di vita degli animali negli allevamenti intensivi richiedono per il mantenimento della loro salute un alto intervento di medicalizzazione, in modo particolare di antibiotici, contribuendo cosi all\u2019antibiotico-resistenza, trasmissibile all\u2019uomo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rapporto mette in evidenza anche le criticit\u00e0 degli allevamenti biologici e delle norme vigenti che li riguardano. Queste saranno implementate dal Regolamento europeo 848\/2018 che entrer\u00e0 in applicazione a partire dal gennaio 2022. Allo stato attuale in Italia, si legge nell\u2019analisi, i punti deboli sarebbero riscontrati nell\u2019iter e nelle modalit\u00e0 con cui vengono effettuati i controlli. Sono svolti dagli ispettori degli organismi di controllo (Odc), enti privati pagati dal produttore, che devono controllarne la conformit\u00e0 ai requisiti stabiliti dai regolamenti Ue e dai decreti ministeriali che li applicano. La programmazione del numero delle ispezioni risponde alla regola della classificazione del rischio: fino al 2021 \u00e8 cio\u00e8 garantita un\u2019ispezione annua in loco su tutte le aziende oltre a ispezioni supplementari a seconda del rischio di ciascuna attivit\u00e0. Inoltre il Dipartimento dell\u2019Ispettorato centrale della tutela della qualit\u00e0 e repressione frodi dei prodotti agroalimentari, del ministero delle Politiche agricole, gli assessorati all\u2019agricolture delle Regioni svolgono in maniera coordinata la vigilanza annuale sugli organismi di controllo autorizzati. A monitorare gli aspetti sanitari e ambientali degli allevamenti sono, rispettivamente, i veterinari delle Asl e il personale dell\u2019Arpa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo gli autori del rapporto \u00e8 necessario implementare la presenza, nelle fasi di controllo, di figure prive di conflitti di interesse a tutela del consumatore e degli animali, punto su cui non interviene a sufficienza il regolamento europeo. \u201cIl rischio che si corre potrebbe essere la sostituzione di un appellativo, \u2018intensivo\u2019 con \u2018biologico\u2019, mantenendo inalterato il sistema di allevamento\u201d, utilizzando \u201cderoghe e scappatoie\u201d per non \u201ccreare squilibri manageriali nel settore ormai a filiera unica\u201d, si legge nell\u2019indagine. \u201cL\u2019utilizzo del termine biologico associato a capannoni, a tutti gli effetti allevamenti intensivi con qualche disciplinare rispettato per fini commerciali, vanifica ogni legislazione prodotta e serve solo come strumento statistico vuoto e fuorviante per gli amministratori\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"https:\/\/desparma.org\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Suini2_MOD.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"552\" height=\"430\" src=\"https:\/\/desparma.org\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Suini2_MOD.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5628\" srcset=\"https:\/\/desparma.org\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Suini2_MOD.png 552w, https:\/\/desparma.org\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Suini2_MOD-300x234.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 552px) 100vw, 552px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Marta Facchini\u00a0\u2014\u00a0 https:\/\/altreconomia.it\/ In un recente position paper l\u2019Isde ha valutato la relazione dell\u2019impatto sulla salute umana delle tipologie di allevamento \u201cintensivo\u201d e \u201cbiologico\u201d. 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