{"id":6075,"date":"2022-01-09T16:30:41","date_gmt":"2022-01-09T15:30:41","guid":{"rendered":"https:\/\/strange-ramanujan.87-106-170-239.plesk.page\/?p=6075"},"modified":"2022-01-09T16:30:43","modified_gmt":"2022-01-09T15:30:43","slug":"la-saponaria-15-anni-di-sostenibilita-nella-cosmesi-consapevole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/desparma.org\/?p=6075","title":{"rendered":"La Saponaria, 15 anni di sostenibilit\u00e0 nella cosmesi consapevole"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">di\u00a0<a href=\"https:\/\/altreconomia.it\/author\/luca-martinelli-2\/\">Luca Martinelli<\/a>\u00a0\u2014\u00a01 Gennaio 2022<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Partita con i saponi all\u2019olio extravergine di oliva, oggi realizza dieci linee di prodotti dalla cura del viso fino all\u2019igiene orale. Ha aperto negozi in franchising e ha rafforzato i legami con le filiere agricole da cui acquista le materie prime <a href=\"https:\/\/altreconomia.it\/prodotto\/244\/\">Tratto da Altreconomia 244 \u2014 Gennaio 2022<\/a><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/altreconomia.it\/app\/uploads\/2021\/12\/Saponaria001.jpg?resize=770%2C500&amp;ssl=1\" alt=\"\"\/><figcaption>Luigi Panaroni e Lucia Genangeli, fondatori de \u201cLa Saponaria\u201d. Nel 2020 l\u2019azienda ha registrato un fatturato da 6,3 milioni di euro, in crescita rispetto ai 2,4 del 2017. Oggi d\u00e0 lavoro a 35 persone \u00a9 Archivio La Saponaria<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2022 \u201c<a href=\"https:\/\/sorgentenatura.it\/e\/la-saponaria?pn=5133&amp;gclid=Cj0KCQiA_JWOBhDRARIsANymNOZKqO7CJ1gooDmD3eIwTGKTOXzaCPUZ3qoRVTOYMNbuRDh261VE3pgaAnrpEALw_wcB\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">La Saponaria<\/a>\u201d compie 15 anni. Quando l\u2019hanno fondata, nell\u2019aprile del 2007, Luigi Panaroni (classe 1980) e Lucia Genangeli (classe 1984) avevano cinquant\u2019anni in due. Nel 2010 il primo articolo che&nbsp;<em>Altreconomia<\/em>&nbsp;dedic\u00f2 a questa nuova realt\u00e0 di cosmetica consapevole (esplicitato nel&nbsp;<em>payoff<\/em>&nbsp;sotto il nome) nata nel Nord delle Marche parlava di un fatturato di circa 60mila euro. Nel 2020 \u201cLa Saponaria\u201d ha fatturato 6,3 milioni di euro, in forte crescita rispetto ai 2,4 del 2017, e quello che era un secondo lavoro per Luigi e Lucia si \u00e8 trasformato in un impiego -a tempo pieno o parziale ma sempre con un contratto a tempo indeterminato o determinato- per 35 persone. Il laboratorio de \u201cLa Saponaria\u201d&nbsp;non \u00e8 pi\u00f9 a Fano (PU), sulla costa adriatica, ma a Pesaro: \u00e8 vicino a casa dove oggi con loro ci sono anche due bambini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Perch\u00e9 \u00e8 nata \u201cLa Saponaria\u201d? Che cosa portate con voi dell\u2019entusiasmo iniziale?<br><\/strong><strong>LP&nbsp;e LG<\/strong>&nbsp;Volevamo fare qualcosa che non esisteva, una nostra piccola rivoluzione. Facevamo parte di un Gruppo d\u2019acquisto solidale, pensavamo che siamo quello che consumiamo e non trovavamo cosmetici naturali ed efficaci. Siamo stati tra i primi ad affrontare questo aspetto: ogni prodotto dev\u2019essere sostenibile per l\u2019ambiente e per la societ\u00e0 ma deve poter essere utilizzato dalle famiglie perch\u00e9 il progetto meno impattante \u00e8 inutile se non entra nel quotidiano. A questi elementi guida, ne abbiamo aggiunto uno che riguarda il lavoro dei e con i nostri collaboratori. Abbiamo offerto loro un ambiente di lavoro sano: ci impegniamo per trasmettere i valori de \u201cLa Saponaria\u201d e la nostra&nbsp;<em>vision<\/em>&nbsp;attraverso percorsi strutturati per spiegare le scelte strategiche aziendali e piccoli accorgimenti. Ci eravamo accorti che serve meno impegno per passare determinati concetti ai clienti che ai dipendenti. Fuori agiscono&nbsp;<em>marketing<\/em>&nbsp;e comunicazione, e sei abituato a trasmettere i concetti, dentro \u00e8 meno scontato ma importante. Anche per questo il nuovo laboratorio, ricavato in un ex mobilificio abbandonato da dieci anni, ha pareti trasparenti. Tutti possono vedere quello che fanno negli altri reparti dalla ricerca e sviluppo al commerciale, dal laboratorio al magazzino.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\" id=\"attachment_145736\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/altreconomia.it\/app\/uploads\/2021\/12\/Saponaria002.jpg?resize=770%2C513&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-145736\"\/><figcaption>\u00a9 Archivio Saponaria<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>All\u2019inizio realizzavate saponi, oggi avete dieci linee di prodotti che vanno dalla cura del viso all\u2019igiene orale con la linea Bio&amp;Smile. Come sviluppate un nuovo prodotto?<br><\/strong><strong>LP&nbsp;e LG&nbsp;<\/strong>Fare ricerca significa non accontentarci mai per arrivare a realizzare con ingredienti naturali un prodotto con le caratteristiche classiche di quelli sul mercato. Oggi ci possiamo permettere un vero laboratorio e abbiamo tanti sogni su cui lavoriamo anche per anni prima di \u201cmettere a terra\u201d un progetto o un prodotto. Siamo partiti dal sapone all\u2019olio extravergine d\u2019oliva, tagliato a peso, e restiamo legati al concetto di rifiuti zero. Per Wonder Pop, linea di maschere per il viso, abbiamo definito due caratteristiche: \u00e8 senz\u2019acqua e usa&nbsp;<em>packaging<\/em>&nbsp;biodegradabile. Abbiamo fatto centinaia di prove. Un&nbsp;<em>packaging&nbsp;<\/em>in cartone riciclato comporta un\u2019infinit\u00e0 di problemi ma diamo un messaggio: vogliamo essere uno stimolo al mercato e questo \u00e8 un segno che ci portiamo dentro dall\u2019inizio. \u201cLa Saponaria\u201d ha senso di esistere se riusciamo a innovare. Puntiamo ad arrivare a usare zero plastica vergine e oggi siamo all\u201982% di materiali con caratteristiche ecologiche come bioplastica da canna da zucchero, plastica post consumo, plastica di mare, vetro, alluminio, carta. I sistemi di produzione hanno sempre esternalit\u00e0 negative: il nostro obiettivo \u00e8 differenziarci.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>\u201cPuntiamo ad arrivare a usare zero plastica vergine e oggi siamo all\u201982% di materiali con caratteristiche ecologiche tra cui c\u2019\u00e8 anche la plastica di mare\u201d<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Che cos\u2019\u00e8 la plastica di mare?<br><\/strong><strong>LP&nbsp;e LG<\/strong>&nbsp;In collaborazione con un\u2019associazione abbiamo raccolto in mare, selezionato, pulito e trattato la plastica poi utilizzata per produrre flaconi. C\u2019\u00e8 bisogno di grandi numeri (almeno 50mila pezzi) e un tempo non sarebbe stato sostenibile. Nel nostro settore gli aspetti ecologici sono una moda: \u00e8 importante spingere sempre oltre la connotazione di sostenibile perch\u00e9 la certificazione biologica pu\u00f2 essere un concetto vuoto di significato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Secondo Cosmetica Italia il valore di mercato dei cosmetici a connotazione naturale o biologica \u00e8 778 milioni di euro su un totale complessivo del settore di 11,7 miliardi nel 2021. Com\u2019\u00e8 cambiato il settore in 15 anni?<br><\/strong><strong>LP&nbsp;e LG<\/strong>&nbsp;I nuovi lanci sono tutti \u201cnaturali\u201d, anche se a oggi in Italia non c\u2019\u00e8 una normativa che definisce che cos\u2019\u00e8 un cosmetico biologico. Ci sono tanti enti privati di certificazione che hanno regolamenti diversi tra loro, anche su ingredienti ammessi e non ammessi, e crediamo che per il consumatore sia molto difficile orientarsi sullo scaffale. \u00c8 un grosso nodo che non tutela chi lavora seriamente. Noi siamo certificati da CCCB di cui riconosciamo la grande seriet\u00e0 nelle ispezioni riguardo alla tracciabilit\u00e0 delle materie prime e alle analisi sui prodotti. Facciamo parte del gruppo giovani imprenditori di Cosmetica Italia. Vediamo realt\u00e0 interessanti anche tra i figli dei grandi imprenditori del settore e tra le&nbsp;<em>startup<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\" id=\"attachment_145737\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/altreconomia.it\/app\/uploads\/2021\/12\/Saponaria003_esterno.jpg?resize=770%2C433&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-145737\"\/><figcaption>Il laboratorio de \u201cLa Saponaria\u201d ricavato da un ex mobilificio abbandonato da dieci anni alla periferia di Pesaro. Ha le pareti trasparenti e tutti possono osservare quanto accade nei singoli reparti \u00a9 Archivio Saponaria<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>All\u2019inizio i vostri clienti erano i Gas, oggi avete aperto anche negozi in franchising. Com\u2019\u00e8 distribuito il fatturato?<br><\/strong><strong>LP&nbsp;e LG<\/strong>&nbsp;Il grosso del lavoro si concentra sui rivenditori, negozi specializzati nel biologico, bio-profumerie, chi vende prodotti naturali, erboristerie, in piccola parte farmacie. Valgono il 65% del mercato. Gas e clienti finali, dato che comprende anche l\u2019<em>e-commerce<\/em>, vale il 17%. Quanto ai negozi monomarca, \u00e8 ancora un segmento piccolo (6%): nel settembre del 2018 ha aperto il primo punto vendita pilota a Bologna, mentre gli altri sette negozi \u201cBiostorie\u201d sono recenti. Crediamo che possano rappresentare uno spazio efficace di comunicazione dove spiegare perch\u00e9 scegliamo la calendula di Parma piuttosto che quella albanese. Non possiamo pensare di formare i commessi di ogni erboristeria. Nei negozi Biostorie si tengono laboratori e corsi per usare gli oli essenziali o farsi i cosmetici a casa: diventano spazi per fare cultura. L\u2019ultimo 13% del fatturato \u00e8 legato alle&nbsp;<em>private label<\/em>, allo sviluppo di cosmetici per tanti clienti che producono materie prime in proprio. \u00c8 un elemento interessante perch\u00e9 nascono collaborazioni, come quella con un\u2019azienda agricola fiorentina che produce radice di iris. Prima era conferitore per un marchio della cosmesi bio, oggi ha deciso di produrre cosmetici a marchio e dopo un paio d\u2019anni abbiamo usato le loro materie prime nei prodotti de \u201cLa Saponaria\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019attenzione alle filiere agricole \u00e8 nel vostro Dna, come mostra anche la \u201cfiliera etica\u201d disponibile sul vostro sito.<br><\/strong><strong>LP&nbsp;e LG<\/strong>&nbsp;I progetti da raccontare sarebbero molti di pi\u00f9 perch\u00e9 non riusciamo ad aggiornare quella mappa da tre anni. Avere raggiunto certe dimensioni ci permette di realizzare progetti importanti, come importare gli oli essenziali da una filiera equosolidale con Altraqualit\u00e0. Sono costosi ma quando ci presentano un ingrediente ci parlano delle attivit\u00e0 con le comunit\u00e0 locali in India; per noi questo spiega perch\u00e9 serve pagare di pi\u00f9. Quando gli ingredienti arrivano da lontano, anche se certificati, ci potrebbero essere conseguenze negative sull\u2019ambiente e sulle persone. Vale lo stesso per i progetti locali. Oggi riusciamo a sostenere insieme ai nostri&nbsp;<em>partner<\/em>&nbsp;i costi fissi molto alti di determinate analisi o certificazioni. Scegliere filiere agricole locali ha effetti positivi in termini ambientali: l\u2019olio di lino biologico pi\u00f9 presente sul mercato ha provenienza romena ma lo acquistiamo a Urbino risparmiando un viaggio di 1.500 chilometri alla merce e 0,3 chilogrammi di CO<sub>2<\/sub>&nbsp;equivalente per ogni litro di olio impiegato. I volumi di prodotto incidono sul prezzo equo che arriva alle persone: abbiamo realizzato processi di ottimizzazione nella gestione che ci hanno permesso di mantenere gli stessi prezzi da 10 anni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Luca Martinelli\u00a0\u2014\u00a01 Gennaio 2022 Partita con i saponi all\u2019olio extravergine di oliva, oggi realizza dieci linee di prodotti dalla cura del viso fino all\u2019igiene orale. 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